La parità di genere vincolante rafforza i comuni e la democrazia
Dichiarazione del Gruppo di lavoro regionale dei responsabili comunali per le pari opportunità in Turingia:
Noi siamo le responsabili per le pari opportunità
Siamo le responsabili comunali per le pari opportunità della Turingia. Conosciamo le persone che si celano dietro i numeri e le statistiche. Accompagniamo le donne vittime di violenza. Sosteniamo i genitori single, mettiamo in rete le offerte di aiuto, ci impegniamo per le pari opportunità e rafforziamo la coesione sociale nelle nostre città e nei nostri comuni. Il nostro lavoro non è un’ideologia: è responsabilità vissuta.
Ci lascia quindi ancora più sbalordite il fatto di dover giustificare continuamente il nostro lavoro. Mentre le sfide aumentano, si vuole indebolire proprio quelle strutture che sostengono, proteggono le persone e ne rendono possibile la partecipazione.
Non si tratta dei nostri posti di lavoro. Si tratta delle persone di cui siamo responsabili. La parità di genere non è un progetto ideologico né un servizio comunale facoltativo. È un mandato costituzionale e un presupposto per una società giusta, democratica e vivibile.
Ogni ora che dedichiamo a giustificare la nostra ragion d’essere legale è un’ora che ci manca per le donne, le famiglie e le persone che dipendono dal nostro sostegno. Ci battiamo per una società in cui la parità di diritti non sia solo una dichiarazione di facciata, ma una realtà vissuta. Per questo alzeremo la voce quando il mandato legale e costituzionale della parità di diritti verrà messo in discussione. Non vogliamo passare il nostro tempo a difendere la nostra esistenza. Vogliamo fare ciò per cui siamo state nominate: sostenere le persone, abbattere le disparità e contribuire a far sì che la parità di diritti rimanga una realtà nei nostri comuni.
Dichiarazione del Gruppo di lavoro federale dei responsabili per la parità di genere:
La parità di genere vincolante rafforza i comuni e la democrazia
Per la seconda volta nel giro di pochi mesi, l’ancoraggio giuridico dell’attività comunale per la parità di genere in Turingia è messo in discussione
L’Associazione federale degli uffici comunali per le donne e per le pari opportunità (BAG) critica con forza il nuovo disegno di legge presentato al Parlamento regionale della Turingia, con cui si intende abolire l’obbligo di legge di nominare responsabili comunali per le pari opportunità.
Dopo che un primo disegno di legge volto all’abolizione delle strutture centrali della politica per la parità era già fallito in primavera nel Parlamento regionale della Turingia, segue ora un nuovo tentativo con l’obiettivo di svuotare di significato l’impegno comunale per la parità sancito dalla legge. Il nuovo progetto giustifica l’abolizione dell’obbligo di legge essenzialmente con vincoli di bilancio, l’autonomia comunale e l’affermazione che le misure volontarie in materia di parità siano sufficienti per l’adempimento della Costituzione. Nessuna di queste
argomentazioni regge a un esame più attento.
L’argomento di bilancio è insufficiente
Il progetto di legge presenta i responsabili comunali per le pari opportunità come un fattore di costo superfluo, in concorrenza con compiti obbligatori quali la prevenzione degli incendi o le infrastrutture. Questo confronto è riduttivo, poiché i responsabili comunali per le pari opportunità svolgono un compito previsto dalla legge e svolgono quotidianamente un lavoro concreto a favore della popolazione locale. Forniscono consulenza in via confidenziale a chi subisce discriminazioni o svantaggi, sostengono le vittime di violenza di genere e domestica, facilitano l’accesso ai sistemi di assistenza e contribuiscono al funzionamento e all’ulteriore sviluppo dei servizi di protezione e consulenza a livello locale.
Allo stesso tempo, contribuiscono attivamente alla definizione delle politiche comunali. Integrano gli aspetti relativi alla parità di genere nello sviluppo urbano e regionale, si impegnano a favore di spazi pubblici sicuri, infrastrutture senza barriere architettoniche e servizi di mobilità adeguati alle esigenze e contribuiscono a garantire che le famiglie, i genitori single o gli anziani siano presi in considerazione nella pianificazione comunale. Sostengono le donne nel loro percorso verso l’assunzione di responsabilità nella politica comunale, accompagnano le reti comunali e aiutano a reperire finanziamenti per i progetti.
A ciò si aggiunge il fatto che i presunti risparmi sono sproporzionati rispetto ai costi conseguenti che potrebbero insorgere se le strutture di prevenzione e sostegno funzionanti venissero indebolite, se non fosse più possibile accedere ai finanziamenti o se la pianificazione non tenesse sufficientemente conto di importanti gruppi della popolazione. Lo smantellamento delle strutture vincolanti per la parità di genere non comporta quindi un risparmio, ma si limita a trasferire costi e rischi nel futuro.
La volontarietà non soddisfa il mandato costituzionale
Particolarmente problematica è l’affermazione contenuta nel disegno di legge secondo cui l’articolo 3, paragrafo 2, seconda frase, della Legge fondamentale sarebbe già soddisfatto dal fatto che i comuni possano nominare volontariamente i responsabili per la parità di genere. È proprio questa interpretazione a essere confutata dalla perizia giuridica commissionata dalla BAG alla professoressa Ulrike Lembke.
La perizia giunge a una conclusione inequivocabile: lo Stato è costituzionalmente obbligato a mettere a disposizione strutture efficaci e istituzionalmente garantite per la promozione dell’effettiva parità di diritti. Il mandato in materia di parità di genere non può essere trasferito ad azioni volontarie o a soluzioni non vincolanti. Le disposizioni di legge che aboliscono le strutture esistenti in materia di parità di genere o ne affidano l’istituzione alla libera discrezionalità dei comuni non sono conformi a tale mandato costituzionale.
Un mandato di legge senza competenze vincolanti rimane un mandato solo sulla carta. Proprio in tempi di ristrettezze finanziarie, l’esperienza dimostra che ciò che è facoltativo è inevitabilmente la prima vittima delle misure di risparmio. Di conseguenza, un diritto legale si trasformerebbe di fatto in un’offerta facoltativa da parte dei comuni, che dipende dalla situazione di bilancio e dalle maggioranze politiche locali. Si crea così un mosaico disomogeneo nell’esercizio di un diritto fondamentale. Ciò contraddice il diritto costituzionale a un’attuazione affidabile ed efficace degli obblighi statali di tutela e promozione.
In altre parole: il disegno di legge non solo fraintende il senso e la funzione del lavoro comunale in materia di parità di genere, ma è anche in contraddizione con i requisiti costituzionali relativi all’attuazione del mandato di parità di genere.
La democrazia ha bisogno di strutture per la parità
Chi vuole smantellare queste strutture non indebolisce la burocrazia, ma l’infrastruttura dello Stato di diritto e della democrazia. Il nuovo disegno di legge dimostra ancora una volta che non si tratta di semplificazione amministrativa, ma dello smantellamento di strutture vincolanti per la parità di genere. La BAG fa quindi appello ai gruppi parlamentari democratici del Landtag della Turingia affinché prendano sul serio il mandato costituzionale in materia di parità di genere e continuino a garantire in modo vincolante l’attività comunale a favore della parità di genere:
«La parità di genere non è un’offerta comunale facoltativa. È un mandato costituzionale. Chi vuole eliminare le sue basi istituzionali mette in discussione l’attuazione vincolante di un diritto fondamentale.»